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Rapporto mondiale sull’alimentazione

In Kenya la situazione alimentare è peggiorata a causa di gravi siccità. Molte persone non hanno accesso a generi alimentari freschi.

Fonte: Joy Obuya, Eyris Communication

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28.09.2026

Guatemala, Haiti, Madagascar, Proteggere il clima

El Niño fa temere un aggravarsi della fame

Il fenomeno climatico El Niño dovrebbe essere particolarmente intenso nel 2026 e nel 2027, con ripercussioni sul clima a livello mondiale. Secondo l’ONU, siccità e piogge torrenziali potrebbero far precipitare altri 49 milioni di persone in una situazione di grave insicurezza alimentare. Insieme alle sue organizzazioni partner, Azione Quaresimale accompagna le famiglie contadine del Sud globale nell’attuazione di soluzioni che consentano loro di adattarsi alle conseguenze del riscaldamento climatico. Queste pratiche le aiutano anche ad affrontare meglio gli effetti di El Niño.

Autore

Ralf Kaminski, redattore

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Per il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (PAM), la minaccia è seria. «El Niño rappresenta una grave minaccia per la sicurezza alimentare di milioni di persone già vulnerabili. Quanto prima aiuteremo le famiglie a prepararsi alle conseguenze degli shock climatici, tanto più riusciremo a salvare vite umane», avverte Carl Skau, direttore del PAM. L’America centrale, il Sud-est asiatico e l’Africa australe dovrebbero essere particolarmente colpiti. Secondo il PAM, entro la fine del 2027 almeno 49 milioni di persone in più potrebbero trovarsi in una situazione di grave insicurezza alimentare. Le conseguenze rischiano di essere particolarmente pesanti nelle regioni rurali e isolate. Ed è proprio in molte comunità di questo tipo che sono presenti le organizzazioni partner di Azione Quaresimale.

El Niño spiegato in poche parole

El Niño è un fenomeno climatico naturale legato a un insolito riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale. Si verifica a intervalli irregolari e può alterare i regimi delle precipitazioni e le temperature in numerose regioni del mondo. Ha origine nel Pacifico, tra le coste dell’Ecuador e le isole della Polinesia. Più le acque di questa zona si riscaldano, più marcati possono essere i suoi effetti.

In condizioni normali, gli alisei soffiano da est verso ovest lungo l’equatore e spingono le acque calde e l’umidità verso il Sud-est asiatico, dove le precipitazioni sono abbondanti. Sul versante opposto del Pacifico, le coste dell’America centrale e meridionale sono invece generalmente caratterizzate da un clima più secco.

Durante un episodio di El Niño, questo equilibrio viene alterato. Le acque calde si spostano verso est e, insieme a esse, anche le zone interessate da forti precipitazioni. Il Sud-est asiatico può quindi essere colpito da una siccità insolita, mentre piogge abbondanti interessano alcune regioni dell’America centrale e meridionale. Queste perturbazioni si fanno sentire ben oltre il Pacifico: in numerose regioni tropicali e subtropicali, El Niño può favorire fenomeni meteorologici estremi, come siccità e inondazioni.

Soluzioni per affrontare meglio gli shock climatici

Anche in Africa le famiglie contadine si stanno preparando. In Kenya, un Paese regolarmente confrontato con la scarsità di precipitazioni, El Niño alimenta la speranza che possa arrivare più pioggia. In Madagascar, invece, la popolazione teme precipitazioni più irregolari e cicloni più violenti.

«Gli approcci che sosteniamo già nell’ambito dei nostri progetti diventano quindi ancora più importanti», sottolinea Diary Ratsimanarihaja, co-coordinatrice di Azione Quaresimale in Madagascar. «Grazie alle tecniche agroecologiche e ai gruppi di solidarietà rafforziamo la capacità di adattamento delle famiglie contadine. La diversificazione delle colture e la costituzione di risparmi permettono loro di acquisire maggiore autonomia e di assorbire meglio gli shock, che si tratti di un episodio di El Niño particolarmente intenso o, più in generale, delle conseguenze del riscaldamento climatico.»